CENTRALE WERKPLAATSEN LEUVEN (B), PHASE 2
Esiste un certo pudore nel riconoscere l’appropriazione domestica dello spazio pubblico nelle città. Le piú diverse rappresentazioni immaginifiche della città – dai quadri piú antichi alle fotografia tipo cartolina che oggi tutti conosciamo – cercano di registrare momenti puliti, quasi asettici, dello spazio pubblico, spesso togliendo da questo registro le persone e le loro attività, che gli danno vita, che lo valorizzano, che se ne prendono cura.
Lo spazio pubblico come salotto, stanza dei giochi e campo di calcio, ma anche come cortile, orto o sala per feste, sembra non aver spazio nelle rappresentazioni che facciamo della città, anche se tutti sappiamo che queste funzioni sono tanto antiche, ed importanti, como la loro stessa esistenza. Con rare eccezioni – le principali piazze e boulevards che strutturano le maglie urbane, eccezionali in termini di dimensione, forma o rappresentatività – lo spazio pubblico esiste nella città anche come estensione degli interni delle nostre case. Uno spazio pubblico declinazione dello spazio privato, dove le funzioni informali, quotidiane e, perché non ammetterlo, volgari, trovano posto, generazione dopo generazione. Luoghi che rigettano il carattere asettico che alcuni ancora insistono in purificare, perché esistono proprio nell’appropriazione spontanea, organica e dinamica.
Di fronte a spazi pubblici per i quali sono previsti usi di questo tipo dobbiamo progettare in modo da definire una struttura forte di supporto – una matrice strutturante – con un elevato livello di flessibilità che sia capace di ospitare tutti i differenti attori, usi ed appropriazioni. In fondo, dobbiamo dare un moto progettuale, lasciando che il carattere sia costruito per strati successivi di sovrapposizione di vita.
La via strutturante dell’area di intervento possedeva un certo carattere infrastrutturale, ragion per cui difendiamo la separazione tra l’automobile e il pedone. A partire dal bordo finale del parco centrale, definiamo una fascia con una larghezza costante di sette metri, destinata al pedone, per la quale prevediamo una pavimentazione in lastre di calcestruzzo. La proposta di sovrapposizione di scatole di legno alla stereotomia del pavimento, risponde alla necessità di creare condizioni di appropriazione pedonale – le scatole sono sostanzialmente una barriera di separazione dalle macchine, ma anche panchine, fioriere, o gradini. Il disegno e la disposizione di tali scatole favorisce la permeabilitá tra la strada ed il parco, permettendo che le persone penetrino nella grande macchia verde senza la necessità di una porta specifica.
Per le strade tra i nuovi volumi edificati, piú strette e di accesso locale, le soluzioni sono state incentrate nella creazione di spazi misti – shared spaces – dove il pedone, il ciclista e l’automobile possano convivere. Spazi dove le persone si sentano confortevoli e sicure –cosí come nelle loro case; luoghi semplici e flessibili, autentici salotti all’esterno, dove le automobili possono passare, una volta ogni tanto, ma nei quali la precedenza è indiscutibilmente, del pedone.
I materiali scelti per la pavimentazione – il cemento nella fascia centrale, consentendo il passaggio dei veicoli, ed il legno nelle fasce laterali pedonali – legato a questioni estetiche e di grande plasticità ma, prima di tutto, alla creazione di condizioni di confort, vicinanza e controllo, nel tentativo che queste strade funzionino come hall delle case adiacenti. Tali condizioni sono state esacerbate dall’uso di mobiliario urbano informale – parallelepipedi di cemento e, nuovamente, scatole di legno – cosí come dall’uso di vegetazione come “tetto di protezione”.
L’assenza di segnali di transito o di segnaletica orizzontale sulla pavimentazione contribuisce come segnale forte a rafforzare il concetto per cui l’automobile, che percorre questi spazi solamente per accedere ai parcheggi sotterranei, non si trova in una strada convenzionale. La precedenza pedonale è diventata la regola prevalente nello spazio pubblico. A partire dal pedone, definiamo gli obbiettivi per usi contemporanei, troviamo ritmi, metriche e distanze all’interno del contesto del masterplan e, così, definiamo uno spazio pubblico come salotto, lobby di entrata, luogo di appropriazione domestica.















