Il Giardino di Cordoaria, come tante altre realtà dello stesso periodo, si pone come un manifesto, espressione di profonde trasformazioni sociali, attraverso l’appropriazione elegante di uno spazio dalle caratteristiche profondamente popolari.
Il percorso scelto si concretizza attraverso un disegno d’autore che corrisponde ad un concetto molto preciso dell’ambiente che si vuole creare e delle forme possibili con cui lo si intende abitare, sostituendo una piazza di mercato con un disegno che configura uno spazio come uno scenario raccolto e ben isolato dall’esterno, spazio di svago, di incontro e di rappresentazione sociale. Il giardino cessa di essere uno spazio chiuso per passare ad essere limitato da confini diffusi che si mettono in relazione con ciò che sta attorno.
Muri alti e siepi libere sono stati sostituiti da siepi potate ad altezza ridotta, lasciando cosí le chiome degli alberi libere di innalzarsi.
L’intervento accetta la fluidità dei confini sopra citati, inglobandoli in uno spazio senza transizioni chiare tra la zona verde e la zona inerte. Così, si propone il ridisegno di tutta l’area di intervento (dal triangolo formato da Palácio de Justiça, Torre dos Clérigos e Guarda Republicana) come uno spazio unico, sempre soggetto alla stessa, quasi ossessiva, regola di spazio omogeneo, dalle quali sorgono elementi autonomi, che hanno sempre fatto parte dell’identitá del luogo: la densa vegetazione; lo spazio del lago; i percorsi e le zone di sosta. Nelo spazio del Giardino, lo schema ripetitivo, che sorge dal disegno iniziale delle piattaforme che definiscono il limite di questo spazio e materializzano la transizione tra le diverse quote, é utilizzato con scopi differenti e realizzato con differenti materiali: ghiaia, terreno erboso e siepi arbustive che, soggetti ancora alla stessa regola geometrica, costruiscono uno spazio di giardino sorto impercettibilmente dall’area dove è maggiore l’espressione dei materiali inerti.
I tracciati dei percorsi e la localizzazione degli spazi di sosta ora si organizzano trasgredendo la geometria del disegno globale in accordo con i nuovi flussi e direzioni, in cui i percorsi sono tracciati come vuoti che interrompono la continuità delle fasce successive. La consistenza cellulare del disegno organizza lo spazio in un tessuto mutabile dalla legge regolatrice molto chiara che identifica tutto lo spazio come un medesimo organismo, e lo rende riconoscibile come si riconosce un corpo vivo, indipendentemente dal tessuto che è visibile localmente.















