Khan Antoun Bey Square and Beirut North Souks

Le città sono più fragili dell’insieme di memorie sovrapposte che le abitano. La distruzione a sua volta aumenta la resilienza, fenomeni entrambi ricorrenti nei cicli di vita urbana.

Dalla presenza simbolica dell’antico porto di Beirut nasce un elemento interattivo di acqua: una nuvola abitabile. L’acqua è storia ed è anche tempo. La sua resilienza modella la città, il suo carattere effimero ne reinventa la forma.

Il presente progetto di Piazza Khan Antoun Bey si è basato su un lavoro di ricerca svolto nella direzione di comprendere la reale efficienza dei sistemi di controllo della temperatura nello spazio esteriore, attraverso la promozione del vapore acqueo prodotto attraverso meccanismi di vaporizzazione. Questo processo ha rappresentato una concentrazione di forze in questa indagine stimolata da un raziocinio di design, sommato agli obiettivi di un concorso internazionale. Il metodo qui utilizzato corrisponde ad un approccio significativo dal momento che, da un lato, consolida l’idea che questi concorsi possono di fatto attivare campi di ricerca di innovazione e, dall’altro, conferisce più profondità, serietà ed efficacia al concorso stesso.

Per alcune delle questioni più significative sorte durante il processo concorsuale, non si trovò risposta nel panorama scientifico: i sistemi di nebulizzazione saranno davvero efficaci in climi con un indice elevato di umidità durante i periodi più caldi della stagione estiva?; come ottimizzarne l’efficienza?; come valutare la relazione qualitativa tra questa efficienza e il comfort bioclimatico reale percepito nello spazio pubblico?

Questa coscienza fu stimolo sufficiente per sentire la necessità assoluta di promuovere un processo di investigazione credibile e su di questo basare la validità di tutto il processo.

La ricerca, che ha soddisfatto o quanto meno contribuito a colmare questa inspiegabile lacuna nella conoscenza, presenta come possibile sbocco di un suo sviluppo un risultato affidabile, di facile utilizzazione in termini pratici e di semplice comprensione da parte dei clienti e dei potenziali utilizzatori. Inoltre permette anche un tipo di progettazione analitica – la manipolazione microclimatica attraverso sistemi refrigeranti ad evaporazione – che ricusa processi meramente intuivi o di semplice approssimazione consequenziale.

In questo progetto di Beirut, generare “waterscapes” sulla terraferma ha significato cogliere una sfida, che poi ha portato ad una riconpensa. La nostra proposta ha ottenuto il primo premio nel concorso e ci ha introdotto a questo studio, esplorando il processo attraverso il quale nuvole di vapore acqueo inducono raffrescamenti di vapore e, allo stesso tempo, esplorare modelli sofisticati di comfort bioclimatico nell’ambito dello spazio pubblico. Più che produrre nuvole di vapore attraverso goccioline d’acqua con una dimensione media di 10 micron, create da pompe ad alta pressione e beccucci di nebulizzazione, lo nostra intenzione è stata quella di scolpire “watercapes” atmosferici.

Abbiamo condotto la nostra esperienza di manipolazione di “softscapes” ad un maggiore livello sensoriale.

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