Codificare gli elementi naturali,
interpretare l'essenza delle forme,
nella ricerca della definizione di un modo di fare:
metabolico, percettivo, funzionale;
natura, artificio, paesaggio.

Il motto che accompagna il logotipo di PROAP (nonché il logotipo stesso - una "barriera" di tronchi d'albero disposti a mò di codice a barre) é chiaramente una specie di manifesto, di dichiarazione di intenti che spiega la poetica dello studio: PROAP é come uno di quei decodificatori di codici a barre delle casse dei supermercati che, nel caos di migliaia di prodotti diversi, riesce a darci tutte le informazioni "tecniche" sul prodotto acquistato (provenienza, rimanenze in stock, peso, prezzo, ...).
Lo studio PROAP si presenta innanzi tutto come un attrezzo, uno strumento, una macchina per la lettura e l'interpretazione della realtà/paesaggio, in grado di trasmetterci tutte quelle informazioni "tecniche" sull'oggetto paesaggio.
La decodificazione é vista come il primo passo verso la conoscenza dell'oggetto di studio, che passa attraverso il riconoscimento e la scomposizione dell'oggetto stesso o di un fenomeno negli elementi che lo compongono per capire come interagiscono fra di loro e con l'esterno, come funzionano singolarmente e a sistema, come possono evolvere i processi che lo mantengono in vita.
Il primo passo é portare alla luce, far emergere questi elementi per comprenderli pienamente, per capirne le logiche ed i funzionamenti, per poi reinterpretare i processi, intervenire al (e dal) loro interno, costruire un nuovo meccanismo.

La scelta di descrivere il lavoro di PROAP attraverso parole chiave ha a che vedere con questo tipo di approccio, più che con il tentativo di costruire una specie di dizionario dell'opera di João Nunes e Carlos Ribas - anche se, del resto, l'avvicinamento ad una lingua avviene anche attraverso lo studio delle parole che la compongono.
La differenza é che il processo inverso (l'identificazione delle parole/tracce) lascia la questione in aperto, ovvero dà a ciascuno la possibilità di costruire il suo percorso, stravolgendo l'ordine e creando nuove associazioni di significato, permette a ciascuno di creare una sua lingua, di riconoscere alla fine la sua idea di paesaggio.
Così come quello che fà PROAP, in fondo, é incanalare le energie, le vocazioni di un luogo intervenendo nei processi che creano il luogo stesso, senza mai sovrapporre od imporre al luogo un'immagine fatta e derivata da segni che gli sono estranei. Non esiste un marchio nei progetti PROAP, e tuttavia i progetti marcano porzioni di territorio: sono riconoscibili, esistono delle tracce individuabili in ogni progetto, ciascuno di essi é caratterizzato da elementi che si ripetono, ciascuno é marcato da tracce più o meno visibili, più o meno intense.
Segnali, indizi che conducono alla scoperta del discorso di PROAP sul paesaggio e, in fondo, alla loro idea di paesaggio.

LIMITE
Banalmente, il limite é qualcosa che, nel disegno, può corrispondere ad una linea che divide due campi, ma che poi diventa una soglia, un mondo instabile dipendente da pendenze, acqua, esposizione, materiali, ...; da qualcosa che può essere deciso dalla mano del progettista o a cui il gesto progettuale può (intenzionalmente o meno) dare l'avvio, ma che poi prende a vivere di vita propria in funzione di altri parametri (ritmi climatici, geologici, idrici).
Il limite marcato nel disegno diventa il corpo della linea, quasi un ente che, vivendo tra due mondi in continua evoluzione, prende significato da ciò che gli sta a fianco, rimanendo continuamente in aperto dialogo (in un processo quasi osmotico) con ciò che solo apparentemente se-para e de-limita, sensibile alle sue pressioni e suscettibile di continue (se pur minime) alterazioni.
Nel lavoro di PROAP il concetto di limite inteso secondo questa accezione é riconoscibile e attraversa varie scale: dalle scelte di perimetrazione delle aree di progetto con elementi "spugnosi", e pertanto ricettivi e non esclusivi rispetto alle realtà esterne (gli argini del Parco Forlanini; il bordo lungofiume lasciato alle maree nel Parco del Tejo e Trancão); alla nascita delle linee di crinale dei movimenti di terra, determinare dall'esistenza di diverse condizioni sui due versanti (le dune del Parco del Tejo e Trancão); alle de-limitazioni delle aree di piantumazione degli alberi, dove l'interruzione della pavimentazione calpestabile lascia "succedere" un supporto più appropriato alla crescita della vegetazione (Giardino della Cordoaria; Alcântara).

RELAZIONI
Gli elementi identificati non sono mai, dunque, isolati, ma ciascuno di essi prende senso dall'esistenza degli altri e dal rapporto con gli altri.
"Il Parco é fatto da relazioni che si stabiliscono entro quel che si costruisce e quel che, intatto, già preesisteva, e sono queste relazioni che disegnano lo spazio e producono le sensazioni che in esso viviamo. Come un'impronta, come la traccia di un corpo sulla sabbia, non é fatta né di corpo né di sabbia.
Esiste solo come forma, perché una relazione si é stabilita tra i due, un incontro in cui entrambi sono ancora riconoscibili, integri e autonomi, ma la cui essenza é diversa da quella di ciascuno dei due"*.

Relazioni tra vari elementi:

SISTEMA
Se il limite diventa spazio tra le cose e non ciò che de-finische le cose, quello che interessa sono le relazioni che intercorrono tra gli elementi individuati in fase di studio: le modalità con cui i vari elementi si rapportano tra loro, ma anche come questi stessi componenti reagiscono all'introduzione di altri elementi o di altre variabili legate alle caratteristiche ed alle necessità dell'intervento progettuale.
Progettare significa riuscire ad inserire in un contesto di elementi che funzionano a sistema nuovi elementi, nuove variabili dettate da nuove esigenze, da nuove domande, in modo che esso continua a funzionare come sistema altro in grado di rispondere ai problemi che hanno fatto insorgere la necessità del progetto.

DISEGNO
In questo senso le forme presenti nei progetti di PROAP non sono mai puramente oggettuali o arbitrarie, solo disegno o grafismo. Il disegno non é mai fine a sé stesso, ma lo strumento che consente di rappresentare in forma grafica il sistema di relazioni che informano il progetto; forma e disegno sorgono entrambi dai problemi posti dal progetto, dalle variabili individuate sul campo, non essendo altro che l'immagine risultante dall'interazione tra tutti questi elementi.
Così, ad esempio, le dune cuneiformi di Alcântara nascono per ospitare e nascondere le condotte di aereazione dei parcheggi sotterranei sotto una collina artificiale il cui versante é costituito da lastre in acciaio courtain amovibili per l'ispezionamento; gli argini del Parco Forlanini nascono come risposta alla necessità di trovare un elemento in grado non solo di strutturare il grande vuoto centrale (creando ambiti di fruizione a scala ridotta), ma anche di articolare in maniera flessibile il bordo d'accordo con le preesistenze, nonché di creare zone con caratteristiche ecologiche differenti; le dune del Parco del Tejo e Trancão nascono per raccogliere lo sterro ricavato dalle fondazioni del quartiere residenziale adiacente, e la loro geometria funziona contemporaneamente come barriera naturale al forte vento, in grado di creare zone di sosta piacevoli e protette.

TOPOMORFIA
Argini, dune, movimenti terra: il lavoro sulla superficie della terra crea le condizioni per l'instaurarsi di nuovi sistemi.
"La topomorfia é ciò che la topografia descrive in quanto sistema di rappresentazione. (...) Funziona come matrice di definizione delle condizioni di relazionamento tra i sistemi e la terra"*.
Ciò che sul disegno può apparire come forma scultorea, tecnicamente rappresentata da un insieme di curve di livello, é un sistema complesso in cui il passaggio da una linea all'altra corrisponde a diverse condizioni ambientali - di esposizione, di irrigazione, e quindi di temperatura, di vegetazione, ... i corrugamenti della crosta terrestre danno l'avvio ad una serie di meccanismi che portano all'insediamento di nuovi sistemi che, interagendo con i sistemi preesistenti, sono in grado di rispondere ai problemi posti dal progetto.
La linea di crinale delle dune del Parco del Tejo e Trancão, di cui già si é detto, sorge dalla giustapposizione di due versanti che, avendo diverse pendenze, determinano condizioni ambientali didiverse: il versante NE, più ripido e con condizioni di irrigazione e soleggiamento difficili, diventa habitat ideale di arbusti e vegetazione spontanea che, contribuiscono a diminuire gli effetti del vento e disincentivano la fruizione di questo versante; il versante SO, con un declivio più dolce e soleggiato, é ricoperto di un tappeto erboso che invita a godersi il sole al riparo dal vento.

Relazioni tra vari meccanismi:

PROCESSO
In architettura del paesaggio le relazioni tra i vari elementi appartenenti ad un sistema e tra i vari sistemi stessi non sono mai stabili. E' intrinseco al concetto di relazione una certa instabilità, data dalla tensione che si instaura tra gli elementi stessi e tra gli elementi e ciò che li circonda. Gli elementi di un sistema, ed i sistemi a loro volta, sollecitati dalle interazioni reciproche e dall'introduzione di nuovi parametri, lavorano in continua evoluzione, funzionando come veri e propri meccanismi in movimento.
Comprendere i processi significa osservarli, interpretarli, ripeterli. L'unica immagine possibile della loro descrizione sono i processi stessi. Sono questi processi e i loro attori gli elementi con cui lavoriamo"*.

TEMPO
Più che di sistemi instabili si tratta di sistemi dinamici, aperti e ricettivi agli stimoli del mondo esterno e pertanto mutevoli nel tempo (perché dentro il tempo) e che, nel corso del tempo evolvono in maniera organica verso quell'immagine che ci appare visibile in quel momento.
Il progetto interviene introducendo, tra quelli propri del sistema, altri parametri, altri elementi, che, in tensione con parametri ed elementi preesistenti, danno origine ad altri sistemi, creano nuovi meccanismi, avviano nuovi processi. Il progetto di paesaggio può controllare i parametri che definiscono una forma in quel momento, può gestire le interazioni tra i vari parametri, ma non può controllare l'evoluzione dell'immagine di quella forma.
"Il processo non deve significare rinuncia alla forma, piuttosto indagine sulla forma dinamica, del crescere, del concrescere, del maturare, del germogliare, del morire e del rifiorire"**.
Così, ad esempio, la vegetazione del versante NO delle dune del Parco del Tejo e Trancão é mantenuta dalla condizione stessa del declivio: anche nell'ipotesi di abbandono della manutenzione del parco, il controllo dei parametri introdotto dal progettista garantisce la continuità di immagine e funzione nel tempo.
"Anche se un parco fosse abbandonato a sé stesso la leggibilità del suo disegno originario dovrebbe comunque persistere attraverso la permanenza dei processi che lo compongono"*.

Relazioni tra forma e obiettivi:

PROGRAMMA E PROGETTO
"Qualsiasi tema progettuale si presenta, prima di ogni altra cosa, come necessità di risolvere problemi concreti: problemi di funzionamento di un sistema, di compatibilità tra programma e luogo, di recupero e ripristino del funzionamento dei meccanismi propri di un luogo"*.
Il progetto, richiesto e giustificato da un determinato programma, nasce dalla relazione tra la forma che esso assume (nel senso, ancora una volta, di immagine risultante da un complesso di azioni e rispondente a determinate esigenze) e gli obiettivi che, attraverso la creazione di quella forma, il progetto si propone di raggiungere.
"Il progetto é allora non tanto la soluzione, la figura, data una volta per tutte, ma il mezzo per raggiungere un risultato più ampio (nella dimensione) e più lontano (nel tempo): il progetto di un processo di compimento formale"**.
Quanti più parametri il progetto é in grado di controllare, quanto più l'immagine del progetto (la forma) corrisponderà a quegli obiettivi, quanto più il progetto si dimostrerà flessibile a reagire all'introduzione di nuove variabili, o semplicemente alle variazioni indotte dallo scorrere del tempo.
Il sistema di argini del Parco Forlanini é sufficientemente aperto da prevederne la realizzabilità per lotti, ed é sufficientemente flessibile da consentirne l'adeguamento in caso di mutamenti delle condizioni di partenza dell'esistente.

CODICE
"Il paesaggio é un testo, un insieme di segni che raccontano il senso delle azioni che lo hanno prodotto"*.
Il paesaggista legge, decodifica, interpreta.
E interviene, entra nei processi con nuovi elementi, combina gli elementi secondo nuove formule, innesca nuovi meccanismi, dà l'avvio a nuovi processi: intervenendo sul funzionamento di un luogo, ne trasforma l'immagine, l'insieme di segni che lo compongono.
Scrive un nuovo testo: é cambiata la chiave del codice.
Si ricomincia.


* João Nunes - le citazioni sono frammenti tratti da lezioni, conferenze, comunicazioni.

** Renato Bocchi - cit. dalla conferenza di presentazione della mostra "PROAP. Progetti di Architettura del Paesaggio", Galleria AA, Milano, 4 ottobre 2001