Testo di Antonio Angelillo, 2000
Emerso a livello internazionale per la progettazione
del Parco dell'EXPO '98 di Lisbona, lo studio portoghese PROAP
(studi e progetti di architettura del paesaggio), a quasi quindici
anni dalla sua fondazione, rappresenta oggigiorno una valida
realtà nel contesto della progettazione del paesaggio
in Europa. E' indubbio, infatti, che l'esperienza relativa alla
realizzazione del Parco dell'EXPO '98, per la dimensione e la
rilevanza che questa costituiva, abbia contribuito alla notorietà
dello studio, ma ha rappresentato altresì un momento
determinante per la definizione della metodologia dell'approccio
progettuale e per l'organizzazione della giovane struttura professionale.
Struttura multidisciplinare, composta da una trentina di collaboratori
consulenti e partner, che vede come riferimento culturale la
personalità di Joao Nunes, uno dei soci fondatori. Il
disegno del parco di novanta ettari che si snoda per un paio
di chilometri "importanti" lungo il fiume Tago tra
l'Expo e il nuovo ponte Vasco da Gama, ha visto nella fase di
concorso la presenza di numerosi consulenti ambientali (è
di fatto un progetto di riqualificazione ambientale di una ex
zona industriale) ma anche di progettisti di rilevanza internazionale
tra cui il californiano George Hargreaves.
Bisogna sottolineare che la nascita e la crescita dello studio
PROAP sono coincise con l'emergere e lo svilupparsi di una coscienza
ambientale che a partire dagli anni '80 si è diffusa
in Europa e nel mondo occidentale in genere. Ciò che
ha richiesto una maggiore attenzione da parte dei soggetti politici,
degli organismi internazionali (ONU, Unione Europea, Unesco)
e delle amministrazioni locali nei confronti dei temi ambientali,
tradottasi nella strutturazione di programmi di salvaguardia
e di progettazione del territorio. La particolarità del
territorio europeo consiste nella forma del suo spazio antropico
la cui struttura segue linee e modalità appropriative
provenienti da secoli di occupazione agricola ed urbana, un
patrimonio culturale da tutelare e valorizzare, poiché
dal punto di vista estetico ha dato luogo alla storia della
cultura occidentale del paesaggio. A fronte delle nuove esigenze
espresse dallo sviluppo della società europea che tende
a coniugare crescita economica (sviluppo di aree industriali
e residenziali e relative infrastrutture) e qualità dell'ambiente
(tutela delle culture locali, riqualificazione di aree industriali
dismesse), non si è avuta una risposta formativo-professionale
sistematica che abbia affrontato adeguatamente la "questione"
della progettazione del paesaggio. Molte sono le discipline
che a vario titolo si occupano del territorio ma per quanto
riguarda la progettazione del paesaggio, questa viene affrontata
solo in pochi corsi superiori in Europa e normalmente con un'impronta
decisamente tradizionalista e non come una cultura progettuale
legata allo spazio contemporaneo. La crescente domanda di tecnici
nel nuovo settore ha dato luogo ad un vasto fenomeno di riqualificazione
nel campo dell'architettura, professione che ha visto nello
specifico l'occasione per ampliare i confini del proprio territorio,
entrando in perenne conflitto con la tradizionale formazione
culturale maggiormente legata alla costruzione edilizia del
territorio.
Similmente ad altri studi di paesaggismo in Europa, la particolarità
dello studio PROAP (e la novità rispetto alle tradizionali
strutture professionali) consiste propriamente nella composizione
dei suoi progettisti: prevalentemente provenienti da corsi di
laurea in architettura del paesaggio. In Portogallo la tradizione
paesaggistica ha lontane origini, ma la fondazione della prima
laurea in architettura del paesaggio risale alla metà
del secolo scorso quando, presso la Facoltà di Agraria
dell'Università Tecnica di Lisbona, venne impostato un
corso che avrebbe dovuto rispondere innanzitutto alle esigenze
di manutenzione produttiva del territorio ancor prima che alle
istanze estetiche. Infatti, il territorio portoghese è
per la maggior parte coperto da trame di delicate strutture
agricole sorte in condizioni orografiche ed idrografiche particolari
con cui instaurano un forte rapporto paesaggistico: pensiamo
ai vigneti terrazzati del Douro e del Minho dove si produce
il vino di Porto e il Vino Verde, oppure alle dighe che dall'epoca
romana garantiscono l'irrigazione all'agricoltura dell'Alentejo,
al sistema delle quintas (fattorie) storiche che connotano tutto
il Portogallo. Proprio dalle facoltà di Lisbona, e successivamente
di Évora, si sono formate generazioni di paesaggisti
impiegati dalle pubbliche amministrazioni nella normale pratica
di gestione e di controllo del territorio, sotto un profilo
multidisciplinare (topografia, geologia, ecologia, scienze naturali,
botanica, urbanistica) ma con una prospettiva chiaramente progettuale.
In effetti, il convulso sviluppo economico (ed edilizio) che
a partire dalla fine degli anni '80 ha investito il Portogallo
ha visto accentuarsi il conflitto tra la tutela dei beni culturali
e paesaggistici (risultati innanzitutto di una storia produttiva
agricola in progressiva fase di abbandono) ed il dispiegarsi
della modernità (con i suoi centri commerciali e le sue
infrastrutture) ponendo la cultura progettuale portoghese, notoriamente
"ambientalista" ante litteram (note all'estero sono
proprio le opere che consideravano il contesto ambientale come
determinante per il progetto), di fronte ad un bivio (conservazione/innovazione).
Al crescente consumo di territorio era necessario fornire una
risposta qualitativa adeguata attraverso la gestione della complessità
dei progetti urbani che hanno modificato la percezione delle
città portoghesi e contemporaneamente modificato il senso
del territorio rurale. Importanti studi di architettura portoghesi
che tradizionalmente si occupano di progetti a grande scala
hanno aperto progressivamente proficui rapporti con i colleghi
paesaggisti. Lo stesso studio PROAP è divenuto interlocutore
privilegiato di diversi importanti studi internazionali tra
cui quello di Gonçalo Byrne con cui svolge un normale
ruolo di consulenza.
In tale contesto l'esito del progetto lungo il Tago, in una
occasione così rilevante rappresentata dall'organizzazione
dell'ultima esposizione del millennio, ha avuto un ruolo esemplificativo:
per la comprensione dei fattori ambientali a cui fornire risposte,
per il valore urbanistico in seno ad un processo di riqualificazione
di ampio respiro, per l'identità di uno spazio pubblico
sottoposto ad una cultura estetica contemporanea.
Questi fattori distinguono il progetto Nunes/Hargreaves dalle
altre proposte presentate al concorso del 1994 ed, in generale,
da una prospettiva tradizionalista del disegno del paesaggio
dominante la scena professionale in Portogallo come nel resto
d'Europa.
L'attenzione riposta nella qualità urbana, nella sua
complessità, è sicuramente una conquista per le
politiche urbane delle città europee e l'architettura
è stata capace di offrire risposte adeguate nei termini
di teorie, ricerche, modelli e realizzazioni per la riconfigurazione
di spazi urbani (basti citare i casi di Barcellona, Berlino,
Parigi). Tuttavia ancora poco si è fatto per quanto riguarda
gli spazi intermedi (non sufficientemente urbani e non più
rurali) la cui identità viene spesso affidata alla traduzione
di modelli tradizionali (il giardino pubblico con le aiuole)
o ad un inattuale (ma atteso dall'attuale cultura di massa)
recupero del vernacolare rurale.
In questi spazi privi di identità, residui della deflagrazione
della città diffusa (fenomeno che ormai coinvolge l'intera
Europa), è necessario agire con una visione disincantata
che accetta le condizioni del luogo e che anzi dal suo carattere
di spazio ibrido ne tragga gli stessi elementi che segneranno
la sua trasformazione. Per Joao Nunes, la lettura del luogo
segue un processo preciso e determinato a leggere le regole
(degli eventi geologici e della cultura materiale) che hanno
definito i codici dell'estetica del paesaggio. Poiché
il progetto paesaggistico e la sua realizzazione rappresentano
un ulteriore evento sul territorio (questa volta esteticamente
intenzionale) è evidente che tale processo richiede una
profonda capacità di sintesi tra la precisa metodologia
di analisi (degli aspetti morfologici) e la tensione progettuale
inevitabilmente legata all'instabilità del concetto di
pubblico nella società contemporanea. Un concetto in
continua evoluzione. L'esercizio di comprensione e di restituzione
dell'identità del luogo è quindi un fatto culturale
ed artistico insieme poiché richiede una certa sensibilità
estetica dei fenomeni che hanno definito e che definiranno (dopo
il progetto) il suo carattere. Tale inquietudine che trasmettono
le opere di Joao Nunes lo avvicina alle altre sensibilità
artistiche (pittori, fotografi) che si occupano della ricerca
dell'identità dei luoghi e rappresenta il contributo
che lo studio PROAP offre al dibattito internazionale di architettura
sul paesaggio contemporaneo europeo.






















