SUL PERCORSO
PROAP ha avuto la sua fondazione formale nel 1989 come conseguenza di un lavoro congiunto di un gruppo di cinque giovani architetti paesaggisti, guidati da João Nunes, che aveva svolto attività regolarmente dal 1984/85.
Questo lavoro, svolto dapprima nello studio in Rua de Stº. Antonio nella zona di Estrela, vicino al giardino e alla Basilica, si caratterizza già per un largo spettro d´azione che esplora strade allora appena enunciate e va consolidando una filosofia di approccio alle questioni di paesaggio che lo differenzia e stabilisce una identitá marcata e riconoscibile nei lavori che vengono prodotti.
Dal proficuo sforzo di questa fase primordiale risaltano distintamente:
a) gli interventi progettuali per spazi esterni pubblici ed istituzionali, concretizzati in opere o abbandonati dai promotori, e comunque tutti caratterizzati dalla ricerca di un´integrazione, in un unico sistema, della funzionalitá e del metabolismo dei processi naturali com una formalizzazione intenzionale ed in termini architettonici - in opposizione implicita, o a volte espressa, al "naturalismo senza forma" allora placidamente in vigore.
La ricerca di nuovi materiali e di nuove soluzioni e linguaggi costruttivi, alcuni dei quali con sviluppi persistenti negli anni seguenti, costituisce un aspetto rilevante nel successivo consolidamento di un modo di operare riconoscibilmente autonomo. Lo stesso vale per quanto riguarda l´espressione grafica successivamente messa a punto nelle tavole disegnate.
b) lo sviluppo di metodologie di valutazione della qualitá visuale del paesaggio e di valutazione degli impatti visivi, introducendo senza dubbio per primi, in Portogallo, la simulazione, tecnicamente e scientificamente supportata, di impatti visivi con ricorso a software di trattamento delle immagini ed alla costruzione, in ambiente CAD, delle immagini tridimensionali degli oggetti agenti di impatto. Questa metodologia di approccio agli impatti sul paesaggio e alla pratica che gli é associata conduce a due conseguenze di natura diversa: da un lato rende comune e accessibile un modo di "concretizzazione", interpretabile da tutti, degli impatti visivi prevedibili / previsti, incrementando il peso del parametro di descrizione del paesaggio nel processi di valutazione di impatto ambientale e nella presa di decisioni; dall´altro lato, stabilisce solidamente le basi di informatizzazione dello studio in tutti gli aspetti del lavoro, garantendo il mantenimento di una posizione all´avangardia da questo punto di vista essenziale, anche se minore, nella trasformazione dei procedimenti successivi.
Il crescente volume di lavoro che ha giustificato un allargamento progressivo dell´equipe permanente, quasi esclusivamente attraverso il ricorso a stagisti provenienti dall´Istituto Superiore di Agronomia, porta alla necessitá di trovare un nuovo spazio per lo studio, cosa che si concretizza nel 1992, in Rua de Luis Derouet, a Campo de Ourique.
Per la prima volta, lo spazio di lavoro é organizzato in funzione di un'equipe stabile e secondo un programma che impone una separazione tradizionale: lavoro / riunione postazioni informatizzate / modelli / segreteria / archivio e cataloghi. Ad un intensificarsi dei livelli di lavori prodotti ed alla piena informatizzazione di quasi tutte le tappe successive allo sviluppo concettuale e creativo lo studio associa, in modo marcato, la costituzione di un luogo di dibattito / lavoro / riflessione multidisciplinare e la formazione di persone che andranno ad aggiungersi all´equipe, persone provenienti dai corsi di Architettura Paesaggista ma, anche, di architettura, design, arti plastiche.
Questa multidisciplinarietá ricercata e avvenuta in un vero e proprio lavoro d´insieme ha condotto, sempre, verso un tentativo di chiarificazione ed approfondimento della sostanza e delle implicazioni dell´azione professionale, sociale, scientifica, artistica legata al fare architettura del paesaggio; invariabilmente il superamento della soluzione immediata di un problema che si poneva e che, probabilmente, giustificava l´incontro delle persone ed il loro sforzo di riflessione (spesse volte didattico), si estendeva, altrettanto invariabilmente, ad altri temi e cammini piú vasti, frequentemente paralleli o contrari alle preocupazioni specifiche dominanti in quei giorni. E, in queste memorie, si ricordano la generositá e l´impegno di agronomi, forestali, botanici, fitosociologi, e di geotecnici, ingegneri strutturisti, esperti in prefabbricazione in c.l.s., ingegneri elettrotecnici e ingegneri ambientali, biologi della fauna terrestre e marina e pittori, scultori, ma anche falegnami, fabbri e muratori.
La presa di coscienza che lo studio funziona effettivamente come spazio di formazione avviene prevalentemente in questo periodo e dá luogo alla constatazione, giá precedentemente avvertita, che le scuole di architetura paesaggista stanno aggravando lo stato di insufficienza della preparazione che propongono. Questo processo, sebbene non formalizzato, accade quotidianamente, fino ad oggi, condotto in modo naturale attraverso un´interazione intensa tra tutti i livelli di collaborazione, e incide nella risoluzione concreta delle questioni che sorgono e suggeriscono il dibattito in un ambiente in cui la gerarchia è soltanto implicita.
In questo modo di vivere insieme si accresce l'identificazione con la filosofia di lavoro del gruppo, si vanno riconoscendo ed esaltando le qualità umane, e l'impegno tecnico si evolve come conseguenza di queste capacità.
Le proposte vincitrici dei concorsi per l'Hotel do Palácio do Correio-Mor, con Teresa Castro/José Soalheiro/Paula Calheiros, del Cemitério dos Olivais, di Largo de Sapadores, con Alberto Oliveira, ed i rispettivi sviluppi successivi costituiscono momenti importanti in questa prima fase di lavoro dello studio, così come le analisi di impatto visivo realizzate per la Subida das Águas em Amarante - Barragem do Torrão e la Central Hidroeléctrica do Pêgo.
In questo periodo si presenta la possibilità di realizzare lavori che hanno significato molto di più di semplici interventi progettuali, che hanno approfondito e costruito relazioni decisive per la crescita dello studio, hanno consolidato l'equipe ed enunciato nuovi percorsi metodologici, hanno obbligato ad una nuova riflessione sugli obiettivi da perseguire. I lavori con Gonçalo Byrne per la Marina de Lagoa e il Piano di ampliamento del Palacio Nacional da Ajuda, il Parco del Tejo e del Trancão, con Hargreaves Associated nelle fasi iniziali, i concorsi per i parchi urbani di Mondego (Coimbra) e Sta. Sofia (Vila Franca de Xira) si inseriscono su questo piano di eccezionalità, sia per il confronto con livelli di esigenze non incontrati in precedenza, sia perché il comportamento del gruppo di lavoro ha dimostrato una coesione ed una capacità che hanno superato le aspettative.
Nel 1998 avviene lo spostamento nei locali di Av. Infante Santo, che corrisponde ad un cambiamento nel senso dello stabilire migliori condizioni di lavoro piuttosto che nel senso di un accrescimento della struttura (ciò che accadrà, di fatto, anche se solo un anno dopo).
Sebbene un cambiamento di casa coincida, quasi sempre, con una trasformazione significativa e l'inizio di un nuovo periodo di vita, la verità è che i nuovi locali si integrano in una dinamica continua di sviluppo e consolidamento che già si verificava precedentemente - sviluppo e consolidamento dei rapporti di lavoro più significativi (Gonçalo Byrne Arquitectos, Frederico Valsassina Arquitectos, Camilo Cortesão / Mercês Vieira Arquitectos, Promontório, José Soalheiro / Teresa Castro / Paula Calheiros Arquitectos, J.A. Santos Carvalho Gefel, Intergaup, Costa Pecegueiro Arquitectos, Tirone Nunes Arquitectura, Aires Mateus Associados, Alberto Oliveira Arquitectos); sviluppo e consolidamento della collocazione sul mercato e nel contesto professionale; sviluppo e consolidamento della struttura organizzativa e adeguamento della composizione della società nell'organico dello studio; sviluppo e consolidamento del gruppo di consulenti esterni che ha permesso una risposta integrata ad un insieme vasto di interventi, sviluppo e consolidamento dei mezzi tecnici disponibili.
All'evoluzione di questo processo contribuisce l'approfondimento o lo stabilirsi di altre nuove collaborazioni e collaborazioni significative - Paula Santos Arquitectos, Victor Neves Arquitectos, GITAP, Francisco Barata, José Gigante, Francisco Marinho, Neuparth Arquitectos, Utopos, CPU Consultores, Carlos Miguel Dias, Alexandre Alves Costa / Sérgio Fernandez.
Parallelamente, si riafferma una tendenza segnata dal predominio dell'incarico diretto, proveniente principalmente e tra gli altri da: municipalità - Oeiras, Funchal, Leiria, Barcelos, Lisboa, Gavião; istituzioni tutelate dall'amministrazione centrale - Parque Expo'98 S.A., Administração do Porto de Lisboa, S.A., Administração dos Portos de Setúbal e Sesimbra, S.A., Universidade Nova de Lisboa; imprese private - Imoareia, S.A., CIF, S.A., Somague PMG.
Gli ultimi anni hanno portato l'opportunità di partecipare ad alcuni dei progetti nazionali più rilevanti - Parque do Tejo (Expo'98 Lisboa), Riqualificazione della Baixa Portuense / Área Oeste A (Porto'2001), con Camilo Cortesão e Mercês Vieira, Leiria Polis - Planos de Pormenor da Cidade de Leiria / Sistema Rio, in coordinazione con Planorma, Viseu Polis - Planos de Pormenor da Cidade de Viseu / Cava do Viriato, PP2, PP23, PP24, Parque Urbano da Radial de Santiago, con Gonçalo Byrne, Nova Ponte Vasco da Gama - Consultoria de Ambiente - Paisagem, Estudo da Localização do Novo Aeroporto de Lisboa - Descritor Paisagem - e, in un certo modo, concludono un ciclo di acquisizione di esperienze e nuove capacità, di costruzione e affermazione di un modo di intervenire, di concretizzazione progressiva di una filosofia di attuazione. Questa pubblicazione si integra in un processo inevitabile di bilancio sul lavoro svolto e di riflessione sulle nuove strade che vogliamo percorrere.

SUI MODI DI INTERVENIRE
Si tratta soprattutto di una ricerca sul funzionamento delle cose, sul funzionamento del mondo, un tentativo di comprensione dei processi che ci circondano e dei quali facciamo parte.
La volontá è quella di provocare reazioni all´interno dei processi, di sollecitare coinvolgimenti, di esplorare le caratteristiche di un luogo, non come supporto di un´opera, non come scenario di una trasformazione in cui l´autore è il protagonista, ma come rivelazione del luogo in sé, dei suoi segreti, della sua personalitá, dei suoi processi di funzionamento, a volte nascosti o dimenticati in un tempo in cui ció che é poco evidente scompare nel tumulto dell´ovvietá, soffocato dal rumore dell´immediatamente percettible.
I processi sono semplici e funzionano bene, la loro descrizione li rende complessi, li trasforma in oggetti, nomi, verbi, in cose di natura diversa. Comprendere i processi significa osservarli, interpretarli, ripeterli. L´única immagine possibile della loro descrizione sono i processi stessi. Sono questi processi ed i loro attori gli elementi con cui lavoriamo.
Osserviamo la rotazione delle ombre, la loro distorsione con l´altezza del sole o con le forme del terreno su cui si proiettano, osserviamo gli alberi, il cadere delle foglie, il ritorno del verde, l´acqua e il vento nell´acqua, le maree, la luna, i fiumi ed il mare, la sabbia e la terra ed ancora una volta gli alberi e gli uccelli. Li tocchiamo come cose amate, come gli dei della nostra infanzia, le cose piú amate di tutte. Quelle che perdiamo o che sappiamo che, inevitabilmente, perderemo.
I progetti si intendono, cosí, come descrizioni, formati da una coscienza di meccanismi molto volgari, di processi la cui immagine ci é sempre molto familiare. Descrizioni di paesaggi, percorsi attraverso paesaggi, percorsi attivati dalla volontá di mostrare a tutti ciò che abbiamo visto. Ravvivati dalla volontá di raccontare qualcosa a qualcuno.
I temi sorgono, spontaneamente, dai luoghi.
Sono loro che riuniscono azioni e che determinano i processi presenti, i motivi di investigazione, gli universi ed i motori di ricerca.
I progetti si concentrano su temi di ricerca, su aspetti del funzionamento dei sistemi che, in quelle circostanze, si rendono plú evidenti.
Provano esperimenti con il sole: come agente di rivelazione dei movimenti della topografia del terreno, in cui materia di sperimentazione sarà l´altezza del sole ed il suo azimut di incidenza, e il modo in cui questi parametri variano durante l´anno; come agente di diversitá ecologica, sottolineando asimmetrie dei fattori di biosupporto provocate da differenze significative dei livelli della radiazione incidente.
Universo di ricerca, qui, diventa la relazione tra le diverse quantitá di radiazioni ricevute in situazioni di esposizione solare contrastante e le comunitá vegetali che, in ciascuna di queste condizioni, riescono a vivere.
In qualche caso la ricerca riguarda un lavoro svolto al livello dell´immagine conseguente alle condizioni in studio, immagine che diventa agente di comunicazione con il pubblico rendendolo consapevole di una realtá complessa, sollecitando attenzione ai dettagli di questa realtá e alle sue conseguenze, risvegliandolo con la meraviglia davanti ad una naturallitá e ad un mondo di regole di funzionamento ogni volta piú distanti, ogni volta piú dimenticate. Il lavoro con la manipolazione topografica, creando un paesaggio molto determinato, nella sua immagine, da questo fattore, si relaziona a temi diversi di approccio.
Oltre alla radiazione ricevuta, sia come agente di lettura di una morfologia, sia come agente di definizione di contesti ecologici molto contrastanti a cui corrisponderanno comunità di immagine cromatica e di texture altrettanto contrastanti, altri fattori sono usati sia in processi di ricerca specifica, sai in insiemi di parametri di definizione dell´immagine.
Nei progetti di margine (Parque do Tejo, Esposende) le differenze provocate dalla variazione delle maree nella definizione della vegetazione esistente sono esplorate, in forma piú o meno didattica, con espressioni iconiche di evidenza diversa, coinvolte nel disegno d´insieme, progettato, o come elemento autonomo, di carattere referenziale e centrale come tema di osservazione. Un´altra situazione messa a fuoco ed anch'essa portatrice di definizioni di limiti, di linee, di disegno nel paesaggio, é la giustapposizione di aree irrigate e non irrigate, permettendo lo sviluppo di un disegno in evoluzione nella sua nitidezza, invisible nei periodi piú umidi, rivelato con contrasti marcati nel periodi secchi.
Associato al declivio (Parque de Sta. Sofia, Parque da Terrugem) si sviluppa un disegno molto controllato e, al tempo stesso, generato spontaneamente, la cui ripetibilitá é assicurata dalla persistenza degli agenti naturali.
Il grado di controllo sará ricercato nella chiarezza di definizione dei limiti e dei mezzi che si scelgono per marcarli. - linee di cresta, solchi, salti improvvisi di quota, di qualitá del suolo, di pendenza.
Quel controllo, che non corrisponde ad una situazione costruttiva ma ad una formulazione concettuale del disegno, dei mezzi scelti per la sua espressione, garantisce un livello di indipendenza in rapporto alla qualitá della costruzione ed alla consistenza del risultati oltre la variabilitá ammissible.
Allo stesso modo si garantisce un´indipendenza tra progetto e condizioni di manutenzione, assicurando la persistenza degli aspetti concettuali fondamentali nella loro materializzazione anche in condizioni di scarsa o inesistente manutenzione.
Questa caratteristica mette in evidenza la estrema fragilitá dei progetti di architettura del paesaggio in rapporto alle condizioni di manutenzione. Di fatto un progetto di architettura del paesaggio non si conclude con la sua costruzione, non smette di evolversi nel momento della consegna dell´opera, tendendo sempre ad avvicionarsi alla definizione orientata dalle circostanze finali dell´ambiente. È su quelle che il progetto si attua.